Pittore, na
cque a Borgia nel 1848
La “storia” dell’ arte pittorica di Borgia (non ancora ricostruita in un unico volume) ha le sue radici nel passato. Col tempo si è arricchita di pregi e di nuovi significati col contributo artistico di alcuni pittori contemporanei del luogo, i quali, con le loro prestigiose opere, hanno acquisito molti meriti in Italia e fuori.
Essa elenca come antesignano il pittore Gregorio Cordaro (Borgia, 1848-1919), di cui appunto ora parliamo. Fin da piccolo rivelò per la pittura una chiara disposizione che non passò inosservata ai genitori, i quali, data la perseveranza, decisero di trovargli una sicura guida che lo potesse aiutare a sviluppare la sua naturale inclinazione.
Aveva quattordici anni quando nel 1862 i genitori lo iscrissero alla “Scuola di pittura” di Cortale, fondata nello stesso anno dal pittore cortalese Andrea Cefaly (senior), il quale si promoveva di dare un aiuto concreto ai giovani conterranei, che non avevano la possibilità di andare a studiare fuori dalla regione. La Scuola, denominata “Istituto artistico e letterario”, era all’inizio frequentata da dieci allievi, compreso Cordaro, e da alcuni amici del maestro. in essa, il ragazzo seguì con profitto il “discorso” del Cefa1y, le cui lezioni sull’ arte si basavano soprattutto sul naturalismo di Filippo Palizzi, su fatti del paese, personaggi e costumi locali. Temi accolti con interesse da Cordaro, il quale diede prova di essere dotato di grande impegno. Già nei suo primi lavori dimostrò di sapere applicare alla perfezione le teorie della ‘macchia’ di Palizzi e dei macchiaioli toscani.
In due anni di frequenza (dal 1862 al 1864), il ragazzo borgese, per la bravura dimostrata, ottenne una borsa di studio dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro che gli consenti di frequentare a Napoli il Reale Istituto di Belle Arti, dal l865 al 1869, sotto l’insegnamento di Domenico Morelli.
Nel 1870, espose alla “Promotrice di Napoli” il dipinto a pastello “Costume albanese” che gli fece meritare un prestigioso premio.
Nel 1871 Cordaro tornò in Calabria. Alcuni anni dopo si unì in matrimonio con la gentildonna Teresaa Calvieri (dal matrimonio nacquero Francesco, Vittorio e Fortunato Andrea).
Conseguito il diploma d’insegnante, esercitò l’attività di docente nelle scuole elementari di Sorbo San Basile, senza trascurare il suo amore per la pittura. Si dedicò all’ esecuzione di ritratti, distintivi per la cura del disegno e dei dettagli, la chiarezza di sfondi e l’armonia dei colori.
Nel 1912, partecipò alla prima Mostra d’Arte Calabrese con le opere “Costume albanese” e uno “Studio”.
A lui il merito di avere concorso, insieme con altri pittori, a diffondere, nei primi decenni del Novecento, una pittura di “marca cefaliana”, intesa “non solo come pittura romantica, attenta al sociale e ai valori della tradizione, ma anche eseguita secondo la maniera tipica del maestro (Cefaly), rivolta all’ espressività della pennellata e all’intensità degli effetti di luce”. Due pitture di Cordaro (“Donna che legge” e “Donna all’uncinetto”) fanno parte dell’ elegante ed accogliente Museo della Provincia di Catanzaro (La pinacoteca, MARCA, situata in Via Alessandro Turco) che ospita opere di Antonello de Saliba, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Salvator Rosa, Andrea Sacchi, Andrea Cefaly e Francesco Jerace.
Antonio Zaccone
Lo Staff ringrazia il prof. Antonio Zaccone per aver dato personalmente il suo consenso alla pubblicazione delle sue biografie nelle pagine di questo sito. Grazie.
Note: Questa Biografia è tratta dal periodico trimestrale “Corriere di San Floro e della Calabria”, anno II – N. 4, ottobre – novembre – dicembre 2008, diretto da Domenico Paravati, di cui il prof. Zaccone è Vice Direttore ad honorem.






















